Il potere trasformativo e costruttivo del sintomo

Il potere trasformativo e costruttivo del sintomo

Troppo spesso si considera “malato”, “alterato” ciò che invece rappresenta l’espressione più vitale della nostra dimensione interiore. I sintomi del disagio psicologico, siano essi di natura ansiosa, depressiva, o nelle loro manifestazioni meno usuali, sono l’espressione della nostra vita interiore, di accadimenti, di trasformazioni interiori che hanno bisogno di realizzarsi e che hanno una funzione fondamentale per la nostra esistenza. La loro natura sofferta, la loro complessità, la difficoltà che spesso impongono riflette la complessità del processo che è in atto dentro di sé, solo una visione riduttiva, patologizzante, della vita psichica può considerarli una mera disfunzione o menomazione. La visione patologizzante non riesce a vedere la realtà interiore nelle sue espressioni vitali e propositive, la misconosce e considera la persona una mera portatrice di patologia, di stranezza, come se fosse insensato e immotivato ciò che sta succedendo dentro di lei, invece di considerare la profonda ragion d’essere dei suoi stati interiori che non hanno bisogno di essere debellati come qualcosa di nocivo ma di essere compresi nei loro significati profondi. Comunemente prevale questa visione riduttiva e patologizzante e così non viene compresa l’importanza di questi avvenimenti interiori, che vengono trattati come un inutile intralcio, quando  in realtà sono passaggi interiori fondamentali che hanno la finalità di costruire qualcosa di proprio, generato dentro di sé, a partire dal legame con la propria interiorità, in assenza del quale si rimane costretti dentro forme di vita dipendente, che non permettono di realizzare ciò che veramente siamo e che lasciano sprovvisti della parte più importante del nostro essere, la nostra parte interiore, senza la quale non si può fondare né realizzazione, né autostima, né pensiero su delle basi proprie.

Ciò che abbiamo dentro di noi non è marginale come comunemente si pensa, è fondamentale poter disporre di qualcosa di costruito a partire dalla propria interiorità e non mutuato passivamente dall’esterno, pertanto è determinante comprendere l’importanza e il significato degli accadimenti interiori, dei processi in atto dentro di sé, anche quando sono particolarmente sofferti, invece di combatterli come se fossero qualcosa di dannoso e ostile. Aggredire il sintomo come se fosse il nemico significa privarsi di tutto quello che sta cercando di costruirsi interiormente, impedendo che si formi quel riferimento interiore che ci è essenziale, costringendo se stessi dentro un’esistenza fondata su equilibri fragili e destinata a crollare quando vengono meno gli appoggi esterni che ci si è dati.  Spesso si è lontani da se stessi, non si dispone di qualcosa di proprio perché ci si è affidati a modi di vivere e pensare presi dall’esterno. C’è un vuoto esistenziale molto grande, l’assenza di sé, di qualcosa di proprio perché formato dentro di sé. Quello che sta cercando di formarsi al di sotto della superficie del sintomo è dunque quello che manca alla persona, c’è qualcosa dentro che sta cercando di segnalare il problema facendo percepire la fragilità insita in questa assenza di legame a sè con la finalità di costruire, di riparare questa mancanza, per questo è vitale, costruttivo. Il sintomo è una realtà che si sta formando, che si sta costruendo, un evento fondamentale della propria vita e non un’alterazione o un guasto come comunemente si pensa. La persona ha bisogno che questo accada, di formare qualcosa di proprio, di interno, che le corrisponda veramente. L’esperienza del disagio è proprio quella che vuole condurre a costruire tutto questo, è un processo propositivo in atto dentro di sè, una realtà che sta cercando di generarsi dall’interno per sorreggere la persona, per darle delle solide basi. Le trasformazioni interiori vogliono riportarla a se stessa, cercano di riavvicinarla a sé, trasformando ciò che è stato fatto più in funzione dell’esterno che di se stessa, scuotendo quegli equilibri che non le appartengono per costruirne di nuovi più rispettosi di sè.

 Ci si è sempre affidati all’esterno, prendendo da fuori le idee da cui ci si è fatti passivamente guidare, non si riesce a capire che dentro di sé c’è qualcosa che invece vuole esprimere un pensiero nuovo, proprio, formato da dentro, più corrispondente a ciò che si è veramente. Quello che cerca di esprimersi attraverso il sintomo non è un pensiero che ripete il pensiero comune, le idee esterne, ciò che siamo abituati a sentire e che diamo ormai per scontato. E’ un pensiero proprio, che origina dalla parte profonda del proprio essere, di cui si ha  un estremo bisogno per poter finalmente fondare la propria vita su delle basi interiori. Per questo la persona ha bisogno di ascoltarlo, di comprenderlo, perché le può fornire i significati interiori da utilizzare come guide per condursi nell’esistenza, altrimenti rimane destinata a farsi trascinare dentro forme di vita che non le appartengono. La psicoterapia ha il compito di favorire questo dialogo con la dimensione profonda aiutandola a comprendere che ciò che sta cercando di esprimersi attraverso il sintomo è la sua vera voce, ciò che le corrisponde intimamente. Questo ruolo della psicoterapia è essenziale perché purtroppo la persona spesso ritiene il sintomo qualcosa di estraneo e ostile, da mettere a tacere, perché si  è completamente identificata con il pensiero esterno e con i suoi modi usuali di vivere anche se non hanno un radicamento in se stessa. Se va nella direzione della sua interiorità, favorendone l’incontro, la psicoterapia diventa uno strumento importante affinchè la persona possa comprendersi finalmente alla luce di un pensiero formato dentro di sé, recuperando tutta la ricchezza di significati che il suo profondo le vuole offrire per radicarsi a sé, sapersi orientare e condurre autonomamente nell’esistenza…

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